Alla fine degli anni '80, mentre il Giappone riscriveva le regole del motorsport, nascevano due divisioni destinate a diventare culto. Due modi opposti di intendere la performance. Due anime che hanno trasformato l'asfalto in leggenda.

Le origini: DNA forgiato in pista

La storia di Nismo affonda le radici nel 1964, quando la Prince Motor Company — poi assorbita da Nissan — decise che le corse potevano essere il trampolino per vendere più auto. Ma la divisione motorsport vera e propria nacque nel settembre 1984 a Omori, Tokyo, dalla fusione tra l'Advertising Division e la Special Car Testing Division di Oppama. Il nome completo era Nissan Motorsports International Co., Ltd. — abbreviato in quello che oggi tutti conoscono come Nismo.

TRD ha origini ancora più antiche. Tutto iniziò nel 1957, quando Toyota divenne il primo costruttore giapponese a competere in un evento motoristico internazionale: il Round Australia Rally. La divisione si chiamava allora Toyota Sports Corner (TOSCO) e preparò una Toyopet Crown Deluxe per quella massacrante gara di 17.000 km intorno al continente australiano. L'auto finì 47ª su 86, ma senza un singolo guasto meccanico. La reputazione di affidabilità Toyota era nata. Nel 1976, TOSCO venne ribattezzata Toyota Racing Development — TRD — e iniziò a vendere componenti performance al pubblico.

Due filosofie, già evidenti dalle origini: Nismo nacque per vincere sui circuiti. TRD nacque per dimostrare che le Toyota potevano sopravvivere a qualsiasi cosa.

Due caratteri, due anime

Nismo è tagliente. Una lama progettata per dominare i cordoli. Il suo DNA è quello del Group A e del Group C giapponese, delle sfide all'ultimo decimo nei campionati turismo, della ricerca ossessiva del limite. L'approccio è chirurgico: ogni componente deve servire alla velocità pura.

TRD è equilibrio. L'esaltazione di una guida composta, metodica, dove l'affidabilità non è mai sacrificata sull'altare della prestazione. Non a caso TRD si è costruita la reputazione più solida nel deserto — nelle gare off-road come la Baja 1000 e la Mint 400 — dove arrivare è più importante che arrivare primi.

Se la prima punta al limite estremo, la seconda cerca la sinergia perfetta tra uomo e macchina. Entrambe radicali, entrambe eleganti. Ma figlie di due modi diversi di intendere l'eccellenza. È il carattere, non la potenza, a fare la differenza.

Il motorsport: dove le leggende si forgiano

La R32 Skyline GT-R — soprannominata "Godzilla" dalla stampa australiana — è il simbolo del dominio Nismo. Dal 1990 al 1993, vinse 29 gare consecutive nel Japanese Touring Car Championship. Nel 1991, conquistò la 24 Ore di Spa e la Bathurst 1000 in Australia, dove Jim Richards e Mark Skaife stabilirono un record di gara che sarebbe rimasto imbattuto per 19 anni. L'Australia fu così frustrata dal dominio Nissan che finì per bandire turbo e trazione integrale dalle competizioni — essenzialmente eliminando la GT-R senza nominarla.

Nel 1992, la R91CP vinse la 24 Ore di Daytona. Nel 1998, la leggendaria R390 GT1 conquistò il terzo posto alla 24 Ore di Le Mans con un equipaggio tutto giapponese — Kazuyoshi Hoshino, Aguri Suzuki e Masahiko Kageyama. Nel 2011, la GT-R NISMO GT1 vinse il campionato FIA GT1 World Championship.

TRD rispose su fronti diversi. Negli anni '80, il dominio nel desert racing americano fu totale: Ivan "Ironman" Stewart divenne leggenda alla guida dei Toyota pickup preparati da TRD, vincendo la Baja 500, la Baja 1000 e la MINT 400 tutte nello stesso anno nel 1993 — la prima volta per un costruttore. In Giappone, la Supra A80 con il suo leggendario motore 2JZ-GTE competé sia nel Super GT GT500 che alla 24 Ore di Le Mans.

Ma il vero trionfo di Toyota nel motorsport arriva nel nuovo millennio. Con l'era Gazoo Racing (nata nel 2007 dalla passione di Akio Toyoda), Toyota ha conquistato sette titoli mondiali costruttori nel WEC e cinque vittorie consecutive alla 24 Ore di Le Mans (2018-2022) — un'impresa che non si vedeva dai tempi della Ferrari tra il 1960 e il 1964.

Le icone: auto che hanno fatto la storia

Nismo ha firmato leggende che ancora oggi comandano prezzi da capogiro. La 400R del 1997, basata sulla R33 GT-R, fu il tributo stradale alle vetture che corsero a Le Mans: motore RB-X GT2 da 2.8 litri con 400 CV (rompendo apertamente il "gentlemen's agreement" giapponese dei 276 CV), 0-100 km/h in 4 secondi netti, velocità massima di 300 km/h. Ne furono prodotte solo 44 unità.

Ma il Santo Graal è la Z-Tune. Nel 2005, per celebrare il 20° anniversario di Nismo, la divisione riacquistò R34 GT-R V-Spec usate con meno di 30.000 km, le smontò fino al telaio nudo e le ricostruì da zero con tecnologia derivata dalle vetture GT500. Il motore Z2 — derivato dai prototipi Le Mans — produceva 500 CV, velocità massima di 326 km/h, 0-100 in 3.8 secondi. Solo 19 esemplari furono costruiti. Oggi valgono oltre 500.000 dollari.

TRD ha risposto con la stirpe delle Supra JZA80 — il cui 2JZ-GTE è diventato probabilmente il motore più modificato della storia — e con le AE86 che hanno definito un'intera cultura (quella del touge e del drift). Ma il vero territorio TRD è l'off-road: la serie TRD Pro sui pickup Tacoma e Tundra rappresenta oggi il riferimento per chi cerca prestazioni fuoristrada con l'affidabilità Toyota.

Oggi: l'eredità continua

Nel 2022, Nismo si è fusa con Autech in una nuova divisione chiamata Nissan Motorsports & Customizing, ma il marchio continua a vivere. La GT-R R35 NISMO resta l'apice della gamma Nissan, mentre la nuova Z NISMO porta la filosofia delle corse su una piattaforma più accessibile. Il team compete ancora nel Super GT e in Formula E.

TRD, nel frattempo, si è evoluta. Nel 2017 è nata Toyota Gazoo Racing come divisione autonoma, e nel 2024 anche il motorsport nordamericano è stato unificato sotto il brand Toyota Gazoo Racing North America. Ma TRD USA continua a fornire supporto tecnico e ingegneristico, mantenendo viva quella filosofia nata nel deserto australiano nel 1957. I modelli GR — GR Supra, GR86, GR Corolla — incarnano oggi l'anima corsaiola su strada, mentre TRD domina ancora l'off-road con la gamma TRD Pro.