Nel 1997, una rivista giapponese pubblicò le specifiche tecniche di una Porsche 911 Turbo elaborata: 620 cavalli, velocità massima 340 km/h, componenti provenienti dal reparto corse di Weissach. L'unico indizio: un piccolo adesivo sul lunotto posteriore con due parole — "Mid Night".

Per quasi vent'anni, questo club fantasma ha dominato le autostrade notturne di Tokyo con auto capaci di velocità che la polizia giapponese non poteva nemmeno inseguire. Nessuna intervista. Nessuna foto ufficiale. Nessun membro mai identificato pubblicamente. Solo leggende, sussurri nei negozi di tuning, e la certezza che da qualche parte, sulla Wangan, qualcuno stava correndo a 300 km/h.

1982: La nascita di una leggenda

Il Mid Night Racing Team — questo il nome ufficiale — nacque nel 1982 per mano di Eiichi Yoshida, un uomo d'affari con un'ossessione per la velocità pura. Non era un club per amatori del weekend o per esibizionisti da parcheggio. Era una confraternita di piloti d'élite, uniti da un codice d'onore rigidissimo e da una missione: dominare le autostrade di Tokyo a velocità che sfioravano i 320 km/h.

All'inizio, le corse si svolgevano sulla Tomei Expressway. Ma intorno al 1985, quando la nuova Bayshore Route — la Wangan — aprì i suoi 60 chilometri di asfalto costiero, il Mid Night trovò la sua casa definitiva. Lunghi rettilinei, curve dolci, traffico minimo nelle ore notturne: era il circuito perfetto per chi voleva spingere al limite.

A differenza dei hashiriya che infestavano i touge di montagna, i membri del Mid Night non cercavano il drift o la tecnica nelle curve strette. Cercavano la velocità massima sostenuta. Gare di 10-30 chilometri a tutto gas, paraurti contro paraurti, a velocità dove un errore di millimetri significava morte certa.

Entrare nel Mid Night: Un'odissea di anni

Non bastava avere un'auto veloce. Non bastava avere soldi. Non bastava essere bravi. Per entrare nel Mid Night servivano anni.

Il requisito minimo d'ingresso era un'auto capace di raggiungere almeno 250 km/h. Ma questo ti metteva solo in fondo alla lista. Le auto del nucleo centrale superavano regolarmente i 300 km/h, e alcune sfioravano i 340.

I potenziali membri venivano osservati per mesi, a volte anni, mentre correvano sulla Wangan. Il club studiava il loro stile di guida, il loro atteggiamento, la loro etica. Chi cercava fama o attenzione veniva scartato immediatamente. Chi guidava in modo pericoloso per gli altri automobilisti, idem.

Se venivi finalmente accettato, diventavi "Decchi" — apprendista. Per un anno intero dovevi partecipare a ogni singolo raduno, senza eccezioni. Solo dopo quel periodo di prova potevi diventare membro effettivo. Si stima che solo il 10% degli apprendisti completasse il percorso.

E se perdevi una gara ufficiale contro un rivale esterno al club? Dovevi lasciare il Mid Night. Per sempre.

Il codice: sicurezza, segretezza, rispetto

Potrebbe sembrare assurdo parlare di "sicurezza" per un gruppo che correva a 300 km/h su strade pubbliche. Ma il Mid Night aveva un principio sacro, non negoziabile: nessun civile doveva mai essere messo in pericolo.

Le gare si svolgevano solo di notte, quando il traffico era minimo. I membri più esperti monitoravano le condizioni stradali. Se c'erano troppi veicoli, la corsa veniva annullata. Punto.

La segretezza era altrettanto fondamentale. I membri non potevano rivelare la propria identità, il proprio lavoro, i propri contatti. La comunicazione avveniva attraverso annunci cifrati sui giornali, messaggi in codice sui cercapersone, passaparola in ambienti fidati. Niente fotografie. Niente interviste. Niente gloria pubblica.

Perché tutto questo? Perché il Mid Night sapeva che la fama avrebbe attirato imitatori incompetenti, giornalisti, e soprattutto la polizia. E la polizia giapponese degli anni '80 non aveva auto capaci di inseguirli — le pattuglie erano limitate per legge a 170 km/h — ma poteva distruggere il club con arresti mirati.

Le auto: capolavori di ingegneria estrema

Le auto del Mid Night non erano semplici elaborazioni. Erano progetti ingegneristici costruiti con un unico obiettivo: mantenere velocità folli per 15-20 minuti consecutivi senza esplodere.

Nel roster si trovavano Porsche 911 Turbo, Nissan Skyline GT-R, Mazda RX-7, Toyota Supra, Nissan 300ZX, e occasionalmente Ferrari Testarossa e Lamborghini Countach. Ma il modello contava meno delle specifiche.

Telai rinforzati. Aerodinamica ottimizzata con kit custom. Motori che erogavano tra i 600 e i 900 cavalli. Sistemi di raffreddamento potenziati per evitare surriscaldamenti durante le corse prolungate. Pneumatici speciali capaci di resistere agli stress termici. Celle carburante riposizionate per bilanciare il peso.

Le elaborazioni passavano per i negozi dei tuner più rispettati del Giappone: RE-Amemiya per le RX-7, Top Secret per le Supra, ABR (Air Breathing Research) per le Z.

Ma l'aspetto più straordinario era l'estetica sobria. Niente livree appariscenti, niente spoiler giganteschi, niente adesivi sponsor. Le auto del Mid Night dovevano essere veloci, ma anche invisibili. L'unico segno distintivo era quel piccolo adesivo "Mid Night" sul lunotto posteriore — visibile solo a chi sapeva cercarlo.

Le icone del club: Blackbird e Devil Z

Due auto, più di tutte le altre, sono diventate simbolo del Mid Night.

La Yoshida Specials 930 — "Blackbird"

Era la Porsche personale di Eiichi Yoshida, fondatore e presidente del club. Una 911 Turbo del 1979, color granata metallizzato, che Yoshida inviò più volte al Porsche Development Centre di Weissach, in Germania, per essere elaborata con componenti racing provenienti dalla divisione corse — un trattamento riservato normalmente solo ai clienti più esclusivi del marchio.

Motore flat-six portato a 3.4 litri. Turbocompressore KKK K33S. Pistoni forgiati Mahle. Bielle in titanio. Molle valvole dalla 935. Intercooler con tripla capacità rispetto allo stock. Potenza stimata: 620 cavalli.

La velocità ufficiale registrata era 308 km/h, ma si dice che sulla Wangan superasse i 320 km/h e che in Germania, durante test privati, abbia toccato i 340 km/h. L'obiettivo di Yoshida era battere la RUF Yellowbird e i suoi 347 km/h. Non ci riuscì mai, ma ci andò dannatamente vicino.

Il soprannome "Blackbird" venne dato successivamente, ispirato all'aereo spia Lockheed SR-71, capace di volare a Mach 3 e di sfuggire a qualsiasi missile semplicemente accelerando.

La ABR Hosoki S130Z

L'altra icona del club era una Nissan 280ZX (S130) del 1978, elaborata da Masaru Hosoki di ABR. Motore L28 portato a 3.1 litri, doppio turbo, oltre 600 cavalli. Velocità massima dichiarata: oltre 300 km/h.

L'auto passò di mano tra diversi membri del club nel corso degli anni, ma non lasciò mai la famiglia Mid Night. Era conosciuta per essere incredibilmente difficile da controllare — un mostro che sembrava avere vita propria.

Entrambe le auto appartenevano allo stesso club e correvano dalla stessa parte. Ma quando il mangaka Michiharu Kusunoki decise di raccontare il mondo del Mid Night, trasformò queste due icone in rivali mortali — creando la base narrativa di Wangan Midnight.

1999: La notte che spezzò il codice

Per quasi vent'anni, il Mid Night mantenne il suo codice immacolato. Nessun incidente grave. Nessun civile ferito. Nessun arresto di massa.

Poi arrivò il 1999.

Una notte, alcuni membri del Mid Night incrociarono un gruppo di Bosozoku — le gang di motociclisti giapponesi famose per la loro guida spericolata e il disprezzo delle regole. Quello che iniziò come uno scontro verbale degenerò rapidamente in un inseguimento.

I Bosozoku, meno esperti e meno equipaggiati per le alte velocità, condussero la corsa verso una zona ad alto traffico. Ne seguì un incidente catastrofico: due motociclisti morti, sei civili ospedalizzati, altri feriti tra i presunti membri del Mid Night.

Il club aveva infranto il suo principio sacro. Aveva messo in pericolo vite innocenti.

La decisione fu immediata e unanime: il Mid Night Club si sciolse quella stessa notte. Nessun addio ufficiale. Nessun ultimo raduno. Solo silenzio.

Le auto leggendarie vennero nascoste o distrutte. I membri tornarono nell'anonimato. La Blackbird finì in un concessionario di auto di lusso, dove per anni restò parcheggiata in un angolo, dimenticata. La Devil Z passò a un nuovo custode, sempre interno alla cerchia originale.

Oggi: Il Mid Night esiste ancora?

La narrazione ufficiale vuole che il Mid Night si sia sciolto nel 1999. Ma diverse fonti suggeriscono una realtà più sfumata.

Yoshida avrebbe avuto problemi legali alla fine degli anni 2010. Il club ha successivamente eletto un nuovo presidente — apparentemente cercava di ripagare debiti milionari. A seguito di questo scandalo, il club elesse un nuovo presidente, Tadao Tamura.

Il nuovo Mid Night ha abbandonato completamente lo street racing, dedicandosi esclusivamente a eventi su circuiti chiusi. Nel 2020, il team ha celebrato il suo 38º anniversario, confermando che il club non si era mai davvero sciolto — si era solo ritirato nell'ombra.

La Blackbird originale è stata avvistata in un concessionario di auto esotiche a Tokyo. La Devil Z rimane nelle mani di un membro storico del club. Altre auto leggendarie — come la RX-7 FD blu imbattuta o la Skyline R33 GT-R da record — continuano a esistere, custodite da proprietari che non parlano mai.